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La Duplicazione in Silicone nella Protesi Scheletrica


DAL MODELLO MASTER AL MODELLO IN RIVESTIMENTO REFRATTARIO DI PRECISIONE


La duplicazione è solamente uno dei tanti anelli che compongono la lunga catena dei passaggi che, se eseguiti in maniera idonea, portano a una corretta esecuzione di una protesi scheletrica. Questa fase, se eseguita in modo scrupoloso, mette l'odontotecnico in condizione di potere ottenere un modello in refrattario, che è la copia più fedele possibile di quello originale in gesso.


In questo articolo si eviterà di parlare di tutte le altre fasi della scheletrica che comunque di seguito vengono elencate.

  1. Sterilizzazione delle impronte.

  2. Sviluppo e analisi dei modelli studio.

  3. Portaimpronte individuale.

  4. Boxaggio e sviluppo dei modelli master.

  5. Progettazione.

  6. Scarico dei sottosquadri, delle selle e di tutte le aree di interferenza.

  7. Duplicazione in silicone.

  8. Modellazione.

  9. Impernatura per fusioni di precisione.

  10. Messa in cilindro.

  11. Fusione.

  12. Rifinitura.

  13. Lucidatura e brillantatura.

  14. Confezionamento ed etichettatura.

Per il modello master si utilizzerà un gesso classe IV di tipo resinoso, questo perché si ottengono delle superfici migliori e, durante l'adattamento della struttura, evita di abradersi troppo facilmente.

Nel nostro caso si tratta dell'Esthetic-base 300 della Dentona, che ha un rapporto di miscelazione 100:20 ml, con espansione < 0,07.

Il gesso viene miscelato meccanicamente per 1 minuto sottovuoto e l'impronta boxata viene messa in una semplicissima pentola alla pressione di 2 atm.

Una buona regola è quella di iniziare a lavorare il modello il giorno successivo, questo perché il gesso ha tutto il tempo di terminare le modificazioni volumetriche; le cere di scarico aderiscono meglio se il gesso è completamente asciutto.

Per motivi di spazio non si descrive tutta la parte della progettazione e dello scarico dei sottosquadri. Ci si limita a dire che le cere utilizzate, tutte di ottima qualità, sono state quelle della società Apex Dental:

- per sottosquadri;

- dura opaca per modellazione;

- marginale.

La cera per sottosquadri ha, per esempio, la caratteristica che dopo il raffreddamento può essere coperta con un'altra di diverso tipo senza che si unisca alla prima. Inoltre si leviga facilmente e ha una eccellente stabilità dimensionale anche se utilizzata nella tecnica della duplicazione con idrocolloide grazie al suo alto punto di fusione.


DUPLICAZIONE IN SILICONE


Il modello in gesso si deve presentare perfettamente asciutto e pulito con i margini il più possibile arrotondati. Tutto questo perché, dopo l'estrazione del modello master dal duplicatore, si deve avere la certezza di non avere lasciato dentro lo stampo alcuna particella di gesso. Non ci si può permettere che il materiale refrattario che si andrà a colare venga contaminato da sostanze estranee, ancor meno da resti gessosi.


Il gesso, ormai tutti lo sanno, ad alte temperature produce gas che, inquinando il rivestimento fosfatico, sicuramente danneggerebbe la fusione.

Il Silicopy Hard ha una durezza shore 40, mentre il Silicopy Regular ha una durezza shore 10. Si ha quindi la possibilità di scegliere tra un materiale che, a indurimento avvenuto, è particolarmente rigido (40 shore), oppure più elastico (10 shore). I due siliconi hanno la stessa precisione, quello che cambia è l'impiego che bisogna farne.


Nel caso in cui si debba duplicare un modello avente delle grandi zone di sottosquadro che si debbano riprodurre, si utilizzerà un silicone che sia decisamente elastico, in modo che superi facilmente questi ostacoli e che abbia una rapida memoria elastica.

In un caso di protesi combinata, con pareti fresate e attacchi di precisione, si passerà invece all'uso di un silicone estremamente rigido, il quale, anche se possiede una memoria elastica più lenta, nei dettagli più fini mantiene la precisione e la stabilità di cui si ha bisogno.


Il tipo Regular va usato con una muffola di tipo classico composta da una base, sulla quale viene bloccato il modello master, e un contenitore, sulla cui sommità sono presenti due fori che permettono la colatura del duplicatore. Avvenuto l'indurimento, la muffola viene aperta ed estratto il modello. Lo stampo in silicone non va mai estratto dall'involucro, ma deve essere sviluppato all'interno di esso. Questo perché le pareti rigide della muffola evitano e proteggono dalle distorsioni il Silicopy Regular.

Il tipo Hard va usato con una muffola che permetta l'espansione libera di presa del rivestimento fosfatico.

Essa è composta da ben quattro parti:

- una base, entro cui alloggiare il modello;

- un anello, che avvolge la base per tutto il suo perimetro;

- una chiavetta di bloccaggio, che mantiene chiuso l'anello;

- una griglia, che si incastra all'interno dell'anello e funge da base rigida allo stampo in silicone quando questo dovrà essere sviluppato.

Quindi si utilizzeranno i due differenti siliconi a seconda delle necessità lavorative.


In questo articolo si prenderà in esame la duplicazione con Silicopy Hard, impiegato per la realizzazione di uno scheletrato con ganci, che presenta pochissime superfici di sottosquadro e nicchie preparate dal medico per accogliere gli appoggi.

Si posiziona il modello master all'interno della base della muffola, attorno alla quale si installa l'anello che forma le pareti della muffola. Si inserisce la griglia fino a sfiorare i denti del modello in gesso, si cerca di rimanere a 2-3 mm, in modo che il silicone fluido possa scorrere facilmente, ma senza creare grossi spessori di materiale. Si possono utilizzare dei piccoli ritagli di silicone, ricavati da vecchi stampi, perfettamente puliti, come riempitivo al materiale nuovo. Questo non solo per risparmiare sulla quantità di Silicopy, ma per avere meno massa possibile che reagisca. Avremo così guadagnato in precisione.


Il Silicopy è un silicone che reagisce per poliaddizione, questo vuole dire che abbiamo due componenti da miscelare in eguale quantità. Non lasciamoci tentare dal proporzionarli in base al peso, i due componenti hanno il peso specifico che è differente e miscelandoli otterremo una reazione non omogenea.

Per avere una duplicazione che sia costante in termine di precisione e quindi di risultato finale, si miscelano i due componenti meccanicamente, con un leggero sottovuoto. Il componente "B", che è di colore verde, si unisce al componente "A", che è di colore bianco, formando un impasto cremoso e fluido di colore verde chiaro. La miscela non deve presentare striature o grumi. Il tempo di reazione è molto rapido, quindi si consiglia di effettuare una duplicazione per volta. Tutto viene posto nella pentola a pressione a 2 atm per 30 minuti.

Si possono miscelare i due componenti, A+B, anche manualmente ottenendo comunque buoni risultati.

Si ricorda di usare sempre contenitori e spatole pulite, che devono sempre essere o di plastica o di acciaio inox.

Si deve evitare accuratamente il contatto con:

- sali di metalli pesanti (stagno, piombo, cobalto, zinco);

- ammine (catalizzatori per resine epossidiche);

- zolfo e derivati;

- catalizzatori per siliconi di altro genere;

- talco (polveri per la lubrificazione interna dei guanti in lattice).


A indurimento avvenuto, si apre la muffola e si estrae il modello master dallo stampo. Non bisogna fare movimenti di leva, potrebbero rompere i denti del modello in gesso o strappare dettagli molto fini del silicone. Ci si aiuta interponendo un getto d'aria tra le pareti del modello e il silicone.

Si controlla l'esattezza dei dettagli della duplicazione, guardando l'interno dello stampo con un microscopio o con una buona lente di ingrandimento.

Prima dello sviluppo del modello in refrattario, si attende circa 30 minuti, per dare la possibilità al materiale, grazie all'ottima memoria elastica, di ritornare nella posizione precedente all'estrazione del modello master

Con l'utilizzo di un buon tensioattivo, ad esempio il Coppie-flux della Dentona, si rende la superficie adatta allo scorrimento, senza interferenze, del rivestimento fosfatico. Anche quest'ultimo va miscelato meccanicamente sottovuoto e va posto per l'indurimento nella pentola a pressione. La pressione che si utilizza deve essere perfettamente la stessa sia per il gesso, sia per il silicone, sia per il refrattario.

Il modello in rivestimento fosfatico, duplicato in silicone, non necessita di tempra. Questa caratteristica, unita all'uso di rivestimenti rapidi da scheletrica, velocizza ulteriormente le fasi di laboratorio.


[...]


CONCLUSIONE


Il silicone, come materiale da duplicazione in protesi scheletrica, viene sempre più utilizzato in tutti i laboratori.

Le ottime caratteristiche del Silicopy e un costo veramente contenuto possono realmente far fare al laboratorio odontotecnico, in particolare quello specializzato in protesi scheletrica, il salto di qualità per i propri manufatti protesici.

Questo articolo vuole solo essere la sintesi di una fase di laboratorio che ogni giorno si esegue, quasi ormai meccanicamente e di cui in realtà bisognerebbe parlarne in modo più approfondito. Si spera che i colleghi, in particolare i più giovani, possano aver appreso qualche nozione di base su questo argomento e che questo li metta in condizione di evitare gli errori più banali che, normalmente, sono quelli meno evidenti.


di Mario Contalbi

per AD Labor

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